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Disoccupazione 2016: il lavoro che manca agli italiani

Da un lato l’occupazione è cresciuta con circa 190mila nuove unità, dall’altra ci sono state diminuzioni significative di attivazioni di contratti a tempo indeterminato. Il primo dato proviene dall’Istat, il secondo dal ministero del Lavoro che tiene conto delle comunicazioni dell’Inps, e sono riferiti entrambi al secondo trimestre del 2016. Tracciando una linea, se l’Istat porta una ventata di positività, il ministero fa stare con i piedi per terra. La disoccupazione 2016 in Italia è ancora un dramma per centinaia di migliaia di persone e la crescita è troppo lenta.

L’analisi dell’Istat sulla disoccupazione 2016

L’Istituto Nazionale di Statistica ha preso in considerazione diversi fattori come il Pil, l’offerta di lavoro e il mercato del lavoro in generale. Il contesto è quello ancora di un rallentamento della crescita a livello internazionale, ma il Prodotto Interno Lordo italiano è invariato rispetto ai primi tre mesi del 2016, segnando addirittura un aumento tendenziale dello 0,8%. Il sistema produttivo continua ad assorbire lavoro sia per quanto concerne l’industria sia i servizi. È qui che arriviamo all’aumento delle unità di cui sopra. Tra i 189mila nuovi lavoratori troviamo dipendenti con contratti a tempo indeterminato, con contratti a termine, i liberi professionisti. Protagonista della crescita è sicuramente il Sud con un +1,4% rispetto al Centro con un +0,8% e il Nord con un +0,6%. L’occupazione in generale ha fatto un balzo in avanti di 0,5%. Il calo dei nuovi lavoratori rispetto al primo trimestre sarebbe spiegato con una rinnovata stabilità dei contratti. Su base annua l’Istat parla di una crescita complessiva di 439mila occupati, tra cui numerosissimi giovani tra i 15 e i 34 anni pari a 223mila persone su base annua. Crescita assai sensibile anche per le donne, soprattutto nel Nord Italia con +180mila unità. Il fatto che sempre più giovani partecipino al mercato del lavoro è testimoniato da una significativa riduzione delle persone cosiddette “Neet”, ovvero “Not in Education, Employment or Training”, con circa 250mila unità in meno.

Una crescita troppo lenta

Dal lato di chi offre lavoro e quindi soprattutto le imprese sono confermati i segnali di crescita della domanda di occupazione, anche se meno marcati rispetto al primo trimestre 2016. Dato importantissimo anche la riduzione del ricorso alla cassa integrazione per ogni settore. L’industria si starebbe perciò stabilizzando anche se molto lentamente. Il costo del lavoro si alleggerisce per lo 0,1% degli oneri sociali grazie alle agevolazioni per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. L’Istat si è poi soffermato sul tasso di disoccupazione 2016, tra unità considerate inattive e scoraggiate. Il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,1 punti rispetto al trimestre precedente e di 0,6 rispetto allo stesso periodo nel 2015. Tendenzialmente, i disoccupati sono calai di 109mila unità. Ancora molto, molto poco anche se il presidente del consiglio Matteo Renzi ha esaltato in tutto questo il ruolo del “Jobs Act”, il pacchetto di provvedimenti sul lavoro promossi dal suo Governo.

In esaurimento gli incentivi per le assunzioni

La fotografia fornita dal ministero del Lavoro, infatti, non porta buone notizie e il dato più significativo è sicuramente il 29,4% di attivazioni di contratti a tempo indeterminato in meno rispetto allo scorso anno. Anzi, i rapporti di lavoro cessati sono stati oltre 470mila e sono tenuti in considerazione sia quelli di lavoro dipendente sia i contratti di collaborazione. Il problema è che si stanno esaurendo gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Nel trimestre analizzato, quindi, ci sono state 2,45 milioni di attivazioni contratti contro 2,19 milioni di cessazioni. La maggior parte di esse riguardano contratti a tempo determinato. In questo caso sono aumentate le cessazioni, e quindi i licenziamenti, proposti dal datore di lavoro con un +8,1, mentre sono c’è stata una diminuzione delle dimissioni con un -24,9%. Numericamente i licenziamenti registrati sono aumentati rispetto allo stesso periodo del 2015 e sono stati in totale oltre 220mila. In considerevole calo ci sono anche i pensionamento con un -41,4% del totale delle cessazioni di lavoro e in particolare i prepensionamenti per le donne sono crollate molto probabilmente a causa delle nuove normative sui requisiti.

Piovono critiche: il dramma della disoccupazione 2016

Da più parti, alla luce dei dati rassicuranti ma solo in minima parte come abbiamo visto, stanno piovendo critiche sul Governo e sul Jobs Act. La disoccupazione, purtroppo, è ancora una tristissima realtà del nostro Paese. Proprio per questo negli ultimi giorni è stato annunciato l’arrivo dell’assegno di ricollocazione per i disoccupati che dovrebbe essere disponibile entro la fine dell’anno per contrastare il problema della disoccupazione 2016. Il provvedimento era già stato previsto dal Jobs Act ma non ancora attivato. Ad annunciarne l’arrivo è stata l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (Anpal). A poterne usufruire saranno i disoccupati che non sono riusciti a trovare un’occupazione dopo la fine della Naspi, che dura quattro mesi, e che è una cassa destinata ai dipendenti che hanno perso il lavoro entro i 24 mesi. Gli assegni di ricollocazione di cui ha parlato l’Anpal, invece, dureranno sei mesi e saranno prorogabili in altri sei. Gli assegni potranno essere spesi sono in agenzie del lavoro e se queste ultime riusciranno a ricollocare il lavoratore inattivo saranno pagate dallo Stato. Una procedura macchinosa ma che secondo molti potrebbe funzionare. Il provvedimento riguardante l’assegno di ricollocazione per combattere la disoccupazione è quasi pronto e la discussione interna al Governo sarebbe incentrata sul valore degli stessi assegni. Secondo alcuni potrebbero valere da un minimo di 1500 euro fino ad un massimo di 5mila euro tenendo in considerazione l’età, il settore di appartenenza e il luogo di residenza del richiedente.