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Mobilità addio da Gennaio 2017

A partire dal 1° gennaio 2017 i lavoratori licenziamenti con provvedimento collettivo dovranno dire addio per sempre alla mobilità. Il provvedimento scatta adesso ma l’atto che lo ha fatto nascere è relativo alla legge Fornero del 2012 che ha riformato il mercato del lavoro.
Ecco quindi che i lavoratori licenziati da imprese operanti nell’industria con un numero di dipendenti maggiore di 15 e da imprese commerciali con un numero di dipendenti maggiore di 50 vedono sparire l’indennità spettante per il licenziamento. Ma ora cosa succede?

Dal 1° gennaio 2017: resta solo la Naspi

Dopo l’abrogazione della mobilità, l’unico sussidio rimasto in essere è quello della Naspi, che a differenza del sussidio cancellato è valido e uguale per tutti senza distinzioni di età, luogo di residenza e sesso.
Chi tuttavia è stato messo in mobilità nel corso dell’anno 2016 potrà naturalmente continuare a usufruire dell’assegno legato alla mobilità, mentre con l’inizio dell’anno nuovo non sarà più possibile erogare nuovi sussidi di mobilità.

Dal 1° gennaio 2017: cosa succede ai lavoratori licenziati prima del 31 dicembre 2016

I lavoratori messi in mobilità dalle procedure di licenziamento collettivo delle rispettiva aziende e che hanno subito il provvedimento entro il 31 dicembre 2016 possono godere del provvedimento di mobilità per un periodo che può variare da un minimo di 12 mesi a un massimo di 24.
Per i primi 12 mesi la mobilità corrisponde il 100% del salario spettante, mentre dal tredicesimo mese in poi la percentuale scende all’80%.

Dal 1° gennaio 2017: in cosa consiste la NASPI

La Naspi è un sussidio che viene corrisposto ogni mese direttamente all’INPS a tutti i lavoratori che si trovano in una situazione accertata di disoccupazione involontaria. Il numero delle settimane che vengono coperte dal sussidio NASPI possono essere al massimo la metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni di lavoro (che corrispondono dunque a 24 mesi).
La Naspi viene ridotta con una percentuale del 3% mensile a partire dal quarto mese di fruizione.
Le imprese che assumono lavoratori che usufruiscono della NASPI hanno incentivi economici se il contratto che viene stipulato tra le parti è a tempo pieno e determinato o indeterminato.

Dal 1° gennaio 2017: vantaggi e svantaggi della NASPI

Il sussidio NASPI ha una durata massima minore rispetto al sussidio di mobilità che è stato messo in soffitta. Tuttavia proprio con l’abrogazione della mobilità le imprese che vorranno assumere lavoratori beneficiari di NASPI avranno incentivi, mentre le stesse imprese non avranno vantaggi se decideranno di assumere persone direttamente dalla mobilità rimasta ancora in vigore dopo il 1° gennaio 2017.
Quindi è chiaro che se la mobilità garantiva una durata maggiore di copertura rispetto all’istituto della NASPI, è anche vero che in termini di rioccupazione nel periodo di coesistenza delle due forme di susssidio gli avvantaggiati saranno sicuramente coloro che godranno dei benefici della nuova forma di sussidio e che rimarrà l’unica esistente per i disoccupati con l’avvento dell’anno nuovo.

Mobilità addio dal 1° gennaio 2017: fine di una lunga storia

Per lavoratori licenziati era stata istituita 25 anni fa, ritenuta come sussidio prolungabile fino a un massimo di 7 anni (massima durata concessa ai lavoratori anziani rimasti disoccupati al Sud).
Sono tuttavia molteplici i casi in cui la mobilità era uno strumento utile a fungere come scivolo lungo verso la pensione nei casi più critici legati all’anzianità di lavoro e a una difficile ricollocazione all’interno del mercato.